In Italia, la pianificazione territoriale relativa al rischio idraulico è coordinata dalle Autorità di Bacino Distrettuali, istituite ai sensi del D.Lgs. 152/2006 e successive modifiche. Le fasce fluviali definite nei Piani di Assetto Idrogeologico (PAI) classificano il territorio in aree a diversa pericolosità idraulica, con conseguenti vincoli edificatori e prescrizioni per gli interventi sul patrimonio esistente.
Erosione spondale: meccanismi e conseguenze
L'erosione della sponda fluviale è il processo attraverso il quale la corrente d'acqua asporta progressivamente il materiale che costituisce la riva. Il fenomeno è particolarmente intenso nelle curve dei corsi d'acqua, dove la forza centrifuga concentra la corrente verso la sponda esterna (sponda in erosione). Gli edifici prossimi alle sponde in erosione possono subire lo scalzamento delle fondazioni quando il fronte erosivo si avvicina alle strutture portanti.
Tecniche di protezione spondale
Rivestimenti lapidei e scogliere
La soluzione tradizionale per la protezione delle sponde consiste nel rivestimento con materiale lapideo di granulometria adeguata (massi naturali o artificiali). Il dimensionamento della scogliera dipende dalla velocità della corrente, dalla pendenza dell'alveo e dalla granulometria del materiale. In presenza di sponde in cui l'erosione è già avanzata, può essere necessario consolidare preventivamente il piede della sponda con palancole o micropali prima di procedere con il rivestimento.
Opere di bioingegneria
In alternativa ai rivestimenti puramente tecnici, le tecniche di ingegneria naturalistica utilizzano materiale vegetale vivo — in genere specie igrofile come salici e ontani — per stabilizzare le sponde. Queste soluzioni offrono vantaggi ecologici rispetto ai rivestimenti lapidei, ma richiedono condizioni idrografiche compatibili e una gestione attiva nella fase di attecchimento. Sono indicate in corsi d'acqua con regimi idrologici non estremi e dove la velocità di corrente rimane contenuta.
Palancole e diaframmi
Quando la protezione deve garantire elevata resistenza meccanica — ad esempio in corrispondenza di infrastrutture critiche o edifici di particolare valore — si ricorre a palancole metalliche o in calcestruzzo armato, installate mediante vibrazione o infissione. Le palancole creano una barriera verticale che impedisce la progressione dell'erosione verso la struttura da proteggere.
Piano di Gestione del Rischio di Alluvioni
Il Piano di Gestione del Rischio di Alluvioni (PGRA), elaborato in attuazione della Direttiva Alluvioni 2007/60/CE e recepito in Italia con il D.Lgs. 49/2010, individua le aree a rischio e definisce le misure strutturali e non strutturali per la riduzione del rischio. Le Autorità di Bacino Distrettuali pubblicano le mappe di pericolosità e di rischio idraulico liberamente consultabili sui rispettivi portali web.
Protezione dall'allagamento
Negli edifici situati in aree classificate come zone di espansione delle piene, la protezione dall'allagamento può essere affrontata con due strategie principali: la resistenza all'acqua (wet-proof o dry-proof) e l'adattamento alla presenza temporanea dell'acqua.
La strategia dry-proof prevede la sigillatura dell'involucro dell'edificio per impedire l'ingresso dell'acqua fino a quote di allagamento previste. Richiede trattamenti impermeabilizzanti, porte e finestre stagne, sigillatura dei passaggi impiantistici e, spesso, la realizzazione di barriere temporanee rimovibili (barrier mobili, sacchi di sabbia sintetici).
La strategia wet-proof, al contrario, permette l'ingresso controllato dell'acqua nei locali al piano terra, realizzati con materiali resistenti all'umidità, mentre le funzioni e i beni di valore vengono collocati ai piani superiori. Questa soluzione riduce la pressione idrostatica sulle strutture ma richiede la predisposizione di locali adeguati.
Subsidenza e abbassamento del piano di campagna
In alcune aree della pianura padana, la subsidenza — abbassamento del suolo dovuto a compattazione del terreno per estrazione di fluidi o per carichi strutturali — riduce progressivamente la quota del piano di campagna rispetto al pelo libero dei corsi d'acqua, aumentando l'esposizione al rischio idraulico. Il monitoraggio della subsidenza è effettuato da ISPRA attraverso reti di livellazione di precisione e misure interferometriche da satellite (InSAR).